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Trattamento dell'intossicazione acuta e dell'abuso cronico di cocaina
 

Le situazioni di emergenza per intossicazione acuta da cocaina devono essere trattate in ambiente sanitario e spesso in un contesto in cui sia disponibile un servizio di rianimazione e di terapia intensiva. Le strategie farmaco-terapeutiche utilizzate sono finalizzate primariamente al controllo dell’ipertensione arteriosa e delle aritmie cardiache e alla prevenzione di possibili crisi comiziali.

Alla base del trattamento relativo all’uso abituale di cocaina si pone invece la necessità di attivare una collaborazione interdisciplinare che consenta di supportare le diverse aree problematiche del paziente.

Dal punto di vista farmacologico sono stati sperimentati diversi tipi di medicazione con azione sul sistema dopaminergico o con attività mirata a controllare i disturbi dell’umore connessi all’uso di cocaina o alla sua sospensione.

Tuttavia non vi è, al momento, una serie di farmaci ad alta specificità ed efficacia per il controllo dell’abuso di cocaina. Le sostanze attive a cui si è fatto o si fa riferimento sono la desimipramina, i sali di litio o il metilfenidato.

Recentemente è stato provato l’uso del disulfiram, farmaco molto conosciuto nel trattamento dell’alcol-dipendenza, che è risultato di qualche interesse in soggetti cocainomani con particolari caratteristiche.

Un farmaco che si sta sperimentando negli Stati Uniti rispetto alla efficacia nella riduzione dell’abuso di cocaina, è la selegilina, inibitore delle monoamino-ossidasi di tipo B, già usato come anti-parkinsoniano. Questo prodotto è stato reso disponibile sia in forma di cerotto transdermico che in forma di compressa a lento rilascio ed è in atto la verifica di quale delle due forme sia più efficace e tollerabile.

È controversa l’efficacia di una terapia a lungo termine con farmaci antidepressivi.

Secondo alcuni terapeuti questa può portare dei vantaggi anche quando non sia stata diagnosticata la presenza di una patologia depressiva anteriore all’uso di cocaina, mentre altri autori ritengono che una terapia antidepressiva in assenza di nuclei depressivi effettivi sia utile soltanto nella fase di divezzamento dalla cocaina.

Di particolare interesse sono le ricerche che si pongono l’obiettivo di ridurre l’effetto della cocaina nell’organismo attraverso meccanismi di tipo immunologico o enzimatico. Una prima area è quella relativa a ricerche che hanno studiato la possibilità di formare anticorpi endogeni diretti al complesso costituito dalla molecola di cocaina e dalla proteina che funge da vettore. Sulla base di esperimenti effettuati sull’animale è stato possibile osservare che la presenza di questi anticorpi, che si legherebbero al complesso costituito da proteinavettore e cocaina impedendone il passaggio della barriera ematoencefalica, riduce gli effetti della somministrazione acuta e cronica di cocaina. Naturalmente restano aperti molti problemi relativi all’adattabilità di tale modello di trattamento nell’uomo. Va tenuto conto, infatti, dei comportamenti compulsivi che possono spingere le persone all’assunzione di dosaggi di sostanza psicoattiva molto elevati per superare la riduzione degli effetti della cocaina. Più in generale, va considerata la difficoltà che può presentarsi nell’aderire a questo tipo di trattamento che viene definito, per quanto impropriamente, una "vaccinazione" contro la cocaina e che potrebbe quindi ridurne in modo definitivo, contrariamente al desiderio di molti consumatori che pure richiedono periodici trattamenti, i suoi effetti.

Un ulteriore gruppo di ricerche è orientato a studiare le modalità con cui è possibile alterare la farmacocinetica della cocaina per ridurre gli effetti sull’organismo delle autosomministrazioni. È stato rilevato che la butirrilcolinesterasi, comunemente denominata pseudocolinesterasi, responsabile della trasformazione idrolitica della cocaina in ecgonina-metilestere, quando sia somministrata per via esogena determina sia l’aumento del catabolismo della cocaina in ecgonina-metilestere sia la riduzione marcata dell’emivita della cocaina. L’ecgonina-metilestere sembra inoltre avere un effetto vasodilatatore all’opposto degli altri principali cataboliti, la norcocaina e la benzoilecgonina, che determinerebbero vasocostrizione e abbassamento della soglia convulsiva.

È probabile quindi che in futuro possa esservi un impiego clinico sia dell’approccio immunologico che di quello enzimatico, anche se al momento attuale nessuno di essi, così come per le altre diverse opportunità terapeutiche, può pensarsi come esaustivo e risolutivo quando venga utilizzato singolarmente.

Dal punto di vista psicosociale gli interventi per la cura dell’abuso della cocaina sono diversi. Negli Stati Uniti, dove il ricorso a questa sostanza per quanto ridotto nel corso degli ultimi anni resta ancora molto significativo, sono offerti interventi specializzati sia di tipo individuale che di gruppo e sono previsti anche interventi di carattere residenziale, specialmente per i pazienti con elevata gravità clinica e compromissione delle competenze e delle relazioni sociali. L’approccio teorico di tali interventi è prevalentemente di tipo cognitivo-comportamentale, oppure è caratterizzato dalle tecniche dei Narcotici Anonimi o dalla metodologia della "Gestione degli eventi", che utilizza un sistema premiante in cui il paziente acquisisce dei concreti vantaggi in modo strettamente connesso alla graduale capacità di rimanere astinente dalla cocaina.

Attualmente è molto ridotto, rispetto all’obiettivo di contenimento dello specifico sintomo tossicomanico, l’approccio psicoanalitico applicato in modo isolato ed esclusivo.

In Italia l’abuso di cocaina è trattato nei servizi pubblici prevalentemente come problematica associata all’uso di eroina, o comunque in pazienti poliabusatori di sostanze psicoattive o nel corso di trattamenti prolungati con metadone, mentre il numero di soggetti che chiedono assistenza in quanto consumatori prevalenti di cocaina è marcatamente inferiore (nel 1998 si sono rilevati oltre 25.000 consumatori di cocaina come sostanza secondaria contro i circa 4400 assuntori di cocaina come droga principale). Ciò sembra connesso sia all’immagine dei servizi pubblici e delle comunità terapeutiche private che si è consolidata nel corso degli anni come strutture rivolte ai pazienti con abuso prevalente di eroina, che ad una carenza nell’individuazione di approcci specializzati dal punto di vista tecnico e teorico e di "sportelli" che fossero rivolti selettivamente a questo specifico target di popolazione.

Da: Kathleen M. C.l, "Trattamento della dipendenza da cocaina.Approccio cognitivo – comportamentale" Edizione italiana a cura di  Consoli A., Centro Scientifico Editore, 2002.

 

 
 
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