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CHE COS'E' LA COCAINA    Master: trattamento della dipendenza da cocaina (link esterno)

La storia della cocaina

Le caratteristiche farmacologiche della cocaina

La cocaina di strada

Gli effetti fisici della cocaina

Gli effetti psicologici della cocaina

Cocaina e gravidanza

L'astinenza da cocaina

I trattamenti per la dipendenza da cocaina

 

 

Bibliografia sulla cocaina

Link a siti sulla cocaina

News ed eventi sulla cocaina: News..La cocaina aumenta di 5 volte il rischio di ictus: continua....

 

 

Il sito si occupa dei problemi legati all'uso di cocaina e del crack. Fornisce informazioni scientifiche sull'argomento e su come può essere curata una persona che fatica ad interrompere l'uso della cocaina. Vi è anche una parte del sito che offre un aiuto ai familiari delle persone che utilizzano questa sostanza. Un poule di esperti è a disposizione per dare un aiuto a chi ne fa richiesta sia tramite chat che via e-mail mantenendo l'ANONIMATO.

Esperienza del servizio webcocare Ormai l'esperienza pluriennale del servizio ci permette di affermare che uscire dalla dipendenza dall'uso di cocaina è possibile. In molti casi abbiamo potuto constatare che è stato sufficiente un programma terapeutico di tipo ambulatoriale, con cadenza settimanale. Sono indispensabili:
costanza nel lavorare su di sè, è importante partecipare con assiduità ai colloqui settimanali;
mettersi veramente in gioco, essere autocritici, evitare di negare i problemi;
buona volontà, ma anche sapersi far aiutare da chi ha esperienza...Continua Sportello servizio...

 

SERVIZI

 

La storia della cocaina....
 

L’uso abituale di farmaci capaci di alterare le facoltà mentali dell’uomo è un fenomeno storicamente antichissimo, esteso a civilta differenti e ai più diversi gruppi etnici.

Così la presenza di cocaina accanto a teschi trapanati ritrovati in antiche tombe peruviane e nei capelli di mummie cilene del 2000 a.C. aiuta a comprendere come l’uso di questa sostanza sia antichissimo. Sacchetti di corda contenenti foglie , fiori e anche una forma masticata di coca sono stati ritrovati in corredi funebri antecedenti al 2500 a.C., venuti alla luce ad Huaca Prieta, sulla costa settentrionale del Perù.

  

In America Latina

La parola “coca” deriva da kuka, nome indicante la pianta in lingua quechua. Tuttavia secondo alcuni autori, la parola coca deriva dal linguaggio di una popolazione indios antecedente l’avvento degli Incas, denominata Aymara, i cui membri erano già in grado di coltivare e usare la pianta: in lingua Aymara coca significa semplicemente pianta o albero.

 

Furono gli Incas a fare della coca il fulcro del sistema socio-politico e religioso: una leggenda Incas narra dell’origine divina della pianta, che il primo imperatore Manco Capac condusse con sé dai domini celesti fin sulle sponde del lago Titicaca, per offrirla al suo popolo. Si tramanda che “i figli del sole” avessero fatto dono all’uomo della foglia di coca dopo la creazione dell’Impero, per “saziare gli affamati, dare nuovo vigore ai deboli e agli esausti e far dimenticare agli infelici le loro miserie”. Lo scopo della sua origine divina era quello di ottenere, probabilmente, il massimo controllo politico e religioso sulle popolazione dei territori conquistati. L’uso della coca tuttavia non era concesso a tutti gli abitanti dell’Impero, ma solo all’aristocrazia. Il sommo dono di poter masticare le foglie della pianta corrispondeva alla completa accettazione dell’individuo nell’aristocrazia e alla conversione alle religione Incas. Attraverso questa ritualità, l’aristocrazia imponeva un limite al consumo della pianta e, soprattutto, giustificava al resto della popolazione la propria discendenza divina.

La coca venne considerata dai conquistatori spagnoli come manifestazione demoniaca. A metà del 500 il Governo proibì il lavoro forzato e la somministrazione della coca poiché la pianta veniva considerata opera del demonio, produttrice di forza solo per intervento del maligno. Il secondo Concilio di Lima tentò di limitarne l’uso presso le popolazioni peruviane, cilene e boliviane. Ma questa decisione, sostenuta da esigenze politiche, economiche e sociali, arrivò purtroppo tardi quando l’uso della sostanza era ormai diffusissimo e la coltivazione al suo culmine.

La coca divenne monopolio di Stato, per passare, verso la fine dell’Ottocento, nelle mani di imprese private.

Amerigo Vespucci fu il primo europeo a descrivere la masticazione di foglie di coca presso varie popolazioni del Nuovo Mondo. Nel suo resoconto sulle abitudini selvagge della popolazione del Venezuela, egli descrisse la pratica di masticare le foglie di una certa erba verde, che provocava in loro strani effetti. Gli indigeni usavano masticare le foglie secche o polverizzate mescolate con una piccola quantità di materia alcalina (calce, cenere di diverse piante o di ossa).

 

In Europa

L’interesse europeo per gli effetti psicostimolanti della coca risale al diciannovesimo secolo, ispirato dagli affascinanti resoconti di naturalisti, alcuni dei quali descrissero le proprietà della coca avendone provato personalmente gli effetti. Tra questi si distinse per la sua originalità Paolo Mantegazza, neurologo italiano, che riferì la sua esperienza con un linguaggio in cui si mescolano la passione “estetica” dello sperimentatore e il misticismo delle scopritore di nuove dimensioni. Durante una seduta a base di 31 grammi di coca scrisse “Quantunque fossi immerso in uno stato di beatitudine indicibile,… potei appuntare alcune bizzarre immagini, che mi passavano davanti agli occhi con la rapidità del lampo. Eccone alcune: notando che per una che poteva fissare sulla carta, dieci mi sfuggivano per la loro successione troppo rapida….una grotta di merletti attraverso la cui entrata si vede nel fondo una tartaruga d’oro seduta sopra un trono di sapone … Una battaglione di penne d’acciaio che combatte contro un’armata di cavaturaccioli…..” (“Sulle virtù igieniche e medicinali della coca” – 1859)

Nel 1884 Freud S. pubblicò il primo dei suoi studi su questa sostanza, che raccomandava come panacea per una varietà di malattie, non ultima la sindrome depressiva. La indicava inoltre come rimedio utile nel trattamento dell’esaurimento nervoso, dell’isteria, dell’ipocondria, della neurastenia, dei disturbi digestivi e di tutte quelle patologie che sono sostenute dalla degenerazione dei tessuti, come l’anemia, la tisi, le malattie febbrili croniche, ecc. Metteva, inoltre, in evidenza il suo effetto afrodisiaco, la sua validità contro la  sifilide, l’asma e le vertigini, il suo potere anestetico locale e finanche la sua utilità contro la dipendenza da morfina e contro l’alcolismo.

Numerose furono le ricerche che seguirono, condotte da prestigiosi studiosi. Carl Koller, un oculista amico di Freud, sperimentò l’alcaloide come anestetico per diversi interventi chirurgici all’occhio. L’abitudine di sperimentare i farmaci su se stessi invece che sugli animali, diede a questa però scoperta un risvolto drammatico: questi studiosi svilupparono una grave forma di tossicodipendenza, che si sarebbero trascinati per il resto della vita.

La controversia sulla validità dell’impiego della cocaina e sui pericoli d’abuso si colorò del fantasioso stile dell’epoca. M.G. Schultz suggerì che R.L. Stevenson avesse concepito l’inquietante trama del suo Dr. Jekyll e Mr. Hyde sotto l’effetto della cocaina, che lo stesso Freud gli aveva prescritto come rimedio contro la tubercolosi. L’oculista A. Conan Doyle, più noto come ideatore del personaggio di Sherlock Holmes, prese a riferire, nei suoi racconti, dell’uso di cocaina fatto dal suo eroe.

Il giovane chimico corso Angelo Mariani realizzò un vino a base di coca che fu subito acclamato da cantanti d’opera e musicisti come ottimo rimedio contro il mal di gola e come stimolante e tonico nelle estenuanti performance virtuosistiche. Egli immise sul mercato una vera e propria linea di prodotti a base di questa sostanza , come il thé, le pastiglie e le losanghe Mariani. Lo Zar e la Zarina, i regnanti inglesi, i sovrani svedesi e norvegesi, ecc. furono assidui consumatori del suo vino, così come i più grandi intelletti del tempo (Dumas, Zola, Duse, ecc.)

In Italia, l’impiego di cocaina restò un’abitudine alla moda ancora negli anni venti.

 

Negli Stati Uniti

Anche gli imprenditori americani giudicarono vantaggioso investire nel mercato dei prodotti a base di cocaina. Fu così che J.S. Pemberton lanciò inizialmente la French Wine Coca e durante il proibizionismo la famosa bevanda (Coca-Cola) ottenuta con un estratto non alcolico di foglie di coca, noci e di cola africana, ricca di caffeina, il tutto disciolto in un dolce sciroppo di zucchero.

Il successo della coca e dei suoi preparati fu sostanzialmente legato ad un impiego voluttuario  che coinvolse soprattutto le classi più elevate.

Le conseguenze a livello medico indussero le forze di polizia e le autorità a prendere gli adeguati provvedimenti in merito. In alcuni Stati Americani il commercio e l’uso della cocaina senza prescrizione medica furono dichiarati illegali; l’emanazione del “Pure Food and Drug Act”, del 1906, costrinse i produttori di Coca Cola ad eliminare la cocaina dalla ricetta.

Anche il razzismo contribuì all’emanazione delle leggi anti-cocaina. Questa sostanza veniva utilizzata per rendere meno faticoso il lavoro degli scaricatori neri che lavoravano nei porti o degli schiavi nella coltivazione delle piantagioni.

A partire dal 1880, le industrie farmaceutiche avevano reso disponibili grosse quantità del prodotto, che poteva essere somministrato per via endovenosa o più facilmente aspirato. La pratica dello sniffing fu di gran lunga preferita dai consumatori, perché non lasciava tracce sul corpo e consentiva un impiego personale e privato. Questa modalità di somministrazione contribuì notevolmente alla diffusione dell’uso della cocaina in ogni classe sociale e culturale.

 

Il fascino ambiguo della cocaina

Nel 1924 l’opera di Sajous, “Analytic Cyclopaedia of Practical Medicine", oltre ad indicare le numerose indicazioni mediche al trattamento con la cocaina, dedicò ampio spazio alla descrizione dei rischi legati al suo abuso.

L’opera di Lewis Lewin “Phantastica. Narotic and stimulating drug, treir use and abuse”, del 1931, rappresenta un altro caposaldo rispetto alla valutazione scientifica dei pericoli dell’abuso.

In questo testo l’autore ha descritto alcuni aspetti clinici quali: “Fragilità mentale, irritabilità, pensiero paranoide, sospetto, rancore e diffidenze per gli altri, interpretazione falsate della realtà, gelosie infondate, … “

Nonostante queste informazioni relative agli effetti “rischiosi” la sostanza non era ancora destinata ad uscire di scena. Nel luglio del 1921, James Joyce, revisionando l’ultimo capitolo dell’Ulysses, iniziò la stesura sotto l’effetto della cocaina che gli era stata prescritta per curare una fastidiosa forma di irite.

La seconda guerra mondiale portò con sé una recrudescenza del suo uso.

Diversi rappresentanti dell’organizzazione politica e militare furono probabilmente cocainomani.

L’ ”uso sociale” della cocaina è poi proseguito, fino ai giorni nostri, interessando la gente dello spettacolo e musicisti, rappresentanti del jet-set e letterati, tanto in Europa quanto in America.

Negli anno ’90 questa droga ha conquistato larghe masse di adepti in quegli indifferenziati luoghi di ritrovo che sono le discoteche.

Essa continua, ancora ai giorni nostri, ad esercitare il suo fascino ambiguo e a mietere le sue vittime.

 

 

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Le caratteristiche farmacologiche della cocaina

 

 

(Da Luca Pani e Walter Fratta, Farmacocinetica della cocaina: i segreti chimici della foglia delle Ande, Medicina delle farmacodipendenze, febbraio 1994, a. II, n. 2, 34-35 ).

La cocaina è presente come alcaloide nelle piante appartenenti alla famiglia delle eritroxilacee e, in maggior quantità, nell’Eritroxylum Coca e nell’Eritroxylum Novogranatense, due arbusti a crescita spontanea del Sud America.

La prima fase di lavorazione della cocaina partendo dalle foglie consiste nell’estrazione della cosiddetta “pasta di coca”, ovvero “cocaina grezza”, costituita da una miscela di tutti gli alcaloidi con un contenuto in cocaina pari a circa i due terzi del totale. Tale pasta viene prodotta trattando le foglie secche con acido solforico diluito e precipitando dalla soluzione risultante gli alcaloidi in forma di basi, facendo uso di sodio carbonato. La pasta di coca viene spesso esportata e venduta in questa forma.

Si presenta come un ammasso biancastro o marrone: viene assunta tramite fumo inserendone una porzione nell’estremità di una sigaretta confezionata con tabacco o mariyuana oppure in pipe.

La cocaina grezza viene purificata con diverse modalità. Un metodo estrattivo prevede che questa venga sciolta in alcool e successivamente neutralizzata con acido solforico. Il cloridrato di cocaina, che è poco solubile, precipita allo stato cristallino per aggiunta di acido cloridrico.

La forma più diffusa nel mercato clandestino è la cocaina cloridrato, dal tipico aspetto bianco, cristallino, amaro, molto solubile in alcool, poco in acqua fredda.

Il cloridrato di cocaina può essere dunque iniettato facilmente per via sottocutanea, intramuscolare, endovenosa. 

La cocaina viene rapidamente e facilmente assorbita da ciascuna delle vie abituali di somministrazione (nasale, orale, endovenosa o polmonare).

 L'assunzione di cocaina per via nasale è comunque quella solitamente preferita dai consumatori abituali. I cristalli di cocaina cloridrato, finemente tritati, disposti su un piano rigido sino a formare una striscia lineare, vengono inalati mediante una cannuccia nasale. Ciascuna striscia contiene da 10 a 40 mg di cocaina secondo il grado di purezza della sostanza. In pochi minuti inizia l’effetto euforizzante che si protrae per altri 25-45 minuti.

Al termine di questa prima fase appare una sindrome caratterizzata da irritabilità, agitazione e depressione.

Il desiderio di provare il piacere iniziale e di sfuggire all’ansia conducono all’uso compulsivo della sostanza, con rapidissimo aumento delle dosi e della frequenza d’uso. Si arriva a vere e proprie “abbuffate”, le cosiddette binges, durante le quali il soggetto tende a non alimentarsi, è insonne, aggressivo, agitato e il suo umore tende ad assumere toni spiacevoli.

Tali “binges” si protraggono diversi giorni sino all'esaurimento psicofisico del soggetto, che piomba in uno stato di torpore-apatia con conseguente abbandono dei contatti sociali, incapacità nel mantenere impegni lavorativi, trascuratezza fisica, depauperamento economico.

Spesso i soggetti che usano abitualmente sostanze psicoattive per via endovenosa provano anche la cocaina facendone però un uso saltuario, non continuativo. Ciò è dovuto all’eccesso di iperattività psicomotoria causato dalla sostanza che rende necessario l’uso combinato della stessa con narcotici (eroina o morfina).

L'uso endovenoso della cocaina, per le sue caratteristiche farmacocinetiche, provoca effetti associabili a quelli del crack.

La cocaina, opportunamente trattata, può essere assunta anche per via orale.

La via sottocutanea e quella intamuscolare, a causa dell’effetto vasocostrittore, comportano un assorbimento più lento; pertanto gli effetti sono meno rapidi rispetto all’assunzione per via endovenosa.

 

 

Dal riscaldamento della cocaina idrocloruro con soluzione acquosa di bicarbonato di sodio o di ammoniaca e per successiva separazione con un solvente (etere) e liofilizzazione finale, si ottiene un composto intermedio detto crack.

L’uso del crack si diffonde negli Stati Uniti negli anni ’80, particolarmente tra i giovanissimi, grazie anche al suo basso costo di mercato.

 Il crack si presenta sotto forma di piccoli cristalli opalescenti aggregati fra loro a costituire panetti di colore crema-biancastro che - al momento del loro utilizzo - vengono frantumati e fumati con diverse modalità.

Il termine con cui viene designata tale sostanza di sintesi deriva dal tipico rumore “cracking” che producono i cristalli contenuti nella miscela quando vengono riscaldati.

Il procedimento che richiede il crack per essere fumato è rapido (circa venti minuti di tempo), economico e non necessita di una particolare attrezzatura: sono sufficienti un forno a microonde, un piatto caldo o un cucchiaio.

Il crack viene  sminuzzato in parti secondarie, i chips, che vengono  introdotte in apposite pipe, solitamente ad acqua. Il raffreddamento del fumo è indispensabile per l’integrità della struttura chimica della sostanza e per il suo maggiore assorbimento.

Un piccolo frammento di crack, fumato, può indurre un effetto della durata di 20-30 minuti, al termine del quale l’euforia e la violenta ebrezza vengono sostituite da una forte sensazione depressiva, accompagnata da prurito irrefrenabile.

Frequentemente, questa sensazione è di tale intensità e sgradevolezza da costringere il consumatore ad assumere immediatamente una seconda dose dopo pochi minuti dalla prima. L’assunzione ripetitiva, a brevissimi intervalli di tempo e a concentrazioni progressivamente crescenti conduce facilmente il soggetto ad un “crollo” psicofisico.

Questa modalità di somministrazione ha quindi un elevatissimo potenziale d’abuso e di overdose, data l’ampiezza delle oscillazioni del tono dell’umore, lo stato maniacale e l’intensa irritabilità e tristezza che ne possono derivare.

Il soggetto che fa uso di crack può associare al composto, per amplificarne gli effetti, ipnotici, sedativi, amfetamine, alcol o eroina.

La sindrome d’astinenza da crack si manifesta con variegato corredo sintomatologico: brividi, tremori, dolori muscolari, fame, sonno, depressione acuta...

 

 Simile al crack - ma talora identificato con esso (il crack sarebbe infatti cocaina base libera preparata con sodio bicarbonato) - è il free-base, chiamato anche rock.

La cocaina free-base, ovvero cocaina sotto forma di base libera, viene usata soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni ’70. Si ottiene dalla cocaina cloridrato per riscaldamento e aggiunta di bicarbonato di sodio in soluzione acquosa;  essa è più purificata rispetto alla pasta di coca (non contenendo le impurità derivanti dalla trasformazione delle foglie) e presenta un’elevata volatilità rispetto al sale cloridrato: ciò consente alla cocaina free-base  di essere facilmente fumata, sia pura che mescolata a tabacco o a mariyuana.

 L’assunzione della cocaina base libera tramite fumo garantisce effetti più rapidi ed intensi rendendo tale derivato di sintesi maggiormente tossico rispetto alla cocaina cloridrato. La free-base raggiunge infatti l’encefalo (attraverso il passaggio polmoni/ sangue/barriera emato-encefalica) in meno di dieci secondi contro i venti/quaranta della cocaina cloridrato. La sua potenza è valutata in misura pari a cinque/sei volte rispetto a quella della cocaina cloridrato. Tuttavia, poiché gli effetti decadono più rapidamente (dieci minuti al massimo) essa viene assunta - rispetto alla cocaina cloridrato, assunta per via intranasale - con maggiore frequenza e periodi intervallari più brevi tra un’assunzione e l’altra. Il pericolo di overdose è quindi maggiore in quanto si tratta di una forma di assunzione paragonabile a quella per via endovenosa per la quale ci sono, anche per la cocaina, i rischi di intossicazione acuta locale.

 

 

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La cocaina di strada

 

La cocaina pura, quando viene immessa sul mercato, è inevitabilmente soggetta a tagli.

Il "taglio" può avvenire in diverse maniere. A livelli più alti l'adulterante viene sciolto assieme alla sostanza e poi trattato con questa per ottenere i "blocchi", mentre a livelli più bassi questo viene mescolato direttamente alla polvere.

Si possono individuare tre categorie di sostanze usate per il taglio:

tagli attivi: sostanze che hanno effetti psicoattivi simili a quelli della cocaina;

tagli cosmetici: sostanze che simulano alcuni effetti collaterali della cocaina

tagli inerti: sostanze che servono ad aumentare il volume.

E' importante sottolineare come il non conoscere il contenuto di ciò che si assume possa essere causa di rischi aggiuntivi, soprattutto se l'uso è endovenoso.

Le informazioni relative alle sostanze adulteranti risalgono agli anni ottanta.

I tagli attivi sono sostanze stimolanti, come amfetamine e simili, con effetti analoghi a quelli della cocaina ma più percepibili fisicamente e con effetto più duraturo. Altra sostanza di taglio è la caffeina.

I tagli cosmetici vengono fatti con sostanze utilizzate in medicina come anestetici locali (lidocaina, efedrina..). Queste sostanze possono essere molto pericolose per via endovenosa ( rischio di collasso, convulsioni, embolie).

La sostanza ideale utilizzata per i tagli inerti è la mannite, un farmaco lassativo per i bambini di aspetto simile a quello della cocaina e pochi effetti collaterali.

Questi sono dati ricavati da ricerche effettuate negli stati uniti negli anni settanta.

In Italia gli adulteranti più frequenti sono lidocaina e mannite.

                                                                           

(G.Arnao, "Cocaina e crack-Uso, abuso e costumi", Feltrinelli)

 

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Gli effetti fisici della cocaina

 

<< Le complicanze mediche dell'uso di amfetamine e della cocaina si verificano con maggiore probabilità in individui sofferenti di epilessia, ipertensione arteriosa, compromissione del sistema immunitario, malattie cardiache e respiratorie.

Bassi e medi dosaggi provocano stimolazione adrenergica, vasocostrizione con aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della temperatura cutanea e del diametro pupillare. Alti dosaggi portano ad ulteriori aumenti della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e della temperatura cutanea, vampate, cianosi, dolori al petto, vertigini, nausea e vomito. L'intossicazione grave, specialmente come risultato del fumo o dell'iniezione di cocaina, può determinare aritmie cardiache, convulsioni, emorragie cerebrali, temperatura elevata e disturbi respiratori. Le convulsioni sono più probabili nell'intossicazione da cocaina rispetto a quella da amfetamina. La morte è più probabile che si verifichi se la cocaina viene assunta in combinazione con oppiacei e per via endovenosa. Complicazioni: lo "snorting" di cocaina può far "colare" o "tappare" il naso e causare l'infiammazione, il rigonfiamento, l'ulcerazione o la perforazione del setto nasale; l'uso intravenoso può causare le stesse complicazioni dell'uso i.v. di oppiacei, inclusi ascessi cutanei, setticemia, tetano, tromboflebiti ed epatiti; il fumo di cocaina "base libera" o "crack" può provocare complicanze polmonari. >> (Da: A cura di Icro Maremmani, "Manuale di Neuropsicofarmacoterapia Psichiatrica e dell'Abuso di Sostanze", Pacini Editore, 2001 Pisa, pag. 76)

Viene descritta anche una sindrome detta “polmone da crack” con sintomatologia tipica della polmonite: dolore toracico, difficoltà respiratoria, febbre.

L’uso cronico di cocaina, diminuendo le scorte di dopamina, può inoltre causare  un aumento di produzione di prolattina, un aumento del volume della mammella, la secrezione di latte dal seno e l'assenza del ciclo mestruale. La libido è diminuita con riduzione della performance sessuale, impotenza nell’uomo e anorgasmia nella donna.

 

 

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Gli effetti psicologici della cocaina

 

<<La cocaina ha potenti effetti euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver usato la sostanza per periodi di tempo brevi.

Un segno di dipendenza è quando il soggetto trova sempre più difficile non ricorrere all'uso>> (DSM IV pag. 267).

La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere, fiducia ed euforia.

In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a dipendenza.

In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano i seguenti effetti: comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.

L'intossicazione acuta può essere associata ad un eloquio digressivo, cefalea, idee di riferimento transitorie e tinnito (alterazione uditiva). Possono verificarsi ideazione paranoide, allucinazioni uditive e tattili (soprattutto formicolii).

Durante l'astinenza sono comuni questi effetti: modificazioni dell'umore, come depressione con pensieri di suicidio, irritabilità, mancanza di interesse, labilità emotiva o turbe dell'attenzione e della concentrazione.

L'assunzione di <<dosi basse e moderate provoca euforia, sensazioni di aumentata forza fisica e capacità mentale, ridotto senso di fatica e ridotto appetito. Dopo l'uso endovenoso o dopo aver fumato, viene descritta una varietà di sensazioni intense e piacevoli. Alti dosaggi possono condurre a un particolare comportamento ripetitivo, il bruxismo, ad allucinazioni tattili, formicolii, diminuita concentrazione, insonnia, perdita di peso, agitazione, tremore, irritabilità e paranoia.

Gli stimolanti del SNC (effetti della cocaina sul SNC) possono indurre quella che viene tecnicamente chiamata psicosi paranoidea,  clinicamente indistinguibile da quella schizofrenica. Tale psicosi si può verificare in individui sani, psicologicamente stabili, dopo un uso della sostanza anche di breve durata. Si manifesta con deliri di persecuzione, idee di riferimento, labilità emotiva e allucinazione uditive, visive e tattili bizzarre. Il paziente rimane ben orientato e vigile. L'aggressività fisica può derivare dall'irritabilità e dalla paranoia. I sintomi scompaiono rapidamente nel giro di pochi giorni o, al più, di qualche settimana, ma la sospettosità e le idee di riferimento possono persistere per mesi dopo che la psicosi manifesta si è risolta. Una diagnosi di psicosi indotta da sostanze deve essere sospettata quando si ritrova la sostanza nelle urine, quando il suo uso viene riferito, quando sono presenti le complicazioni fisiche, o quando i sintomi scompaiono rapidamente>> (Da: A cura di Icro Maremmani, "Manuale di Neuropsicofarmacoterapia psichiatrica e dell'Abuso di Sostanze", Pacini Editore, 2001 Pisa, pag 77).

 

 

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Cocaina e gravidanza

 

Negli ultimi anni sembra essere aumentato il consumo di cocaina in gravidanza, con conseguente aumento dell'interesse per lo studio sulle conseguenze per il bambino legate all'uso di tale sostanza da parte della madre.

La cocaina può infatti superare la barriera placentare accumulandosi nei tessuti del feto.

A livello dell'arteria ombelicale sembra che questa possa esercitare un'azione vasocostrittrice riducendo il flusso del sangue e causando carenza di ossigeno nel feto.

Sono state fatte molte ricerche per capire quali alterazioni comportamentali l'assunzione di cocaina da parte della madre durante la gestazione possa provocare nel nascituro, ma sono state trovate poche risposte precise.

Sembra che bambini nati da madri cocainomani abbiano alla nascita un peso inferiore e una ridotta circonferenza cranica.

Studi fatti utilizzando la tecnica ecografica hanno rivelato che l'assunzione di cocaina da parte della madre causa un maggior numero di movimenti nel feto, una maggiore irritabilità e la presenza di scatti, indipendentemente dalla dose assunta e dal tempo che passava tra l'assunzione e l'ecografia.

Gli studi finalizzati a rilevare la relazione esistente tra l'assunzione di cocaina da parte della madre e i disturbi neurocomportamentali del bambino hanno fornito comunque risultati di difficile interpretazione.

Vi è poco accordo tra i risultati probabilmente perchè vi sono vari elementi che è importante tenere in conto quali la dose assunta, la modalità e il periodo di assunzione, l'uso contemporaneo di altre sostanze e le condizioni socio-economiche e culturali.

Studi fatti a distanza di tempo per valutare i disturbi cognitivi nei bambini esposti a cocaina nell'utero hanno rilevato l'esistenza di un'alterazione del linguaggio e del QI.

Studi recenti indicano che bambini esposti a cocaina durante la gestazione manifestavano alcune alterazioni del comportamento: a 3 o a 6 mesi erano più irritabili, tra il 1° i il 2° anno avevano disturbi dell'attenzione e tra i 4 e i 5 anni mostravano maggior impulsività e minor capacità attentiva.

La letteratura sperimentale tende a sottolineare come le alterazione prodotte dall'assunzione di cocaina siano subdole e necessitino di metodi sensibili per essere evidenziate.

Gli studi fatti con gli animali sembrano convergere con i risultati di quelli fatti con i bambini:

 

 

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L'astinenza da cocaina

 

Da: A cura di Icro Maremmani, "Manuale di Neuropsicofarmacoterapia psichiatrica e dell'Abuso di Sostanze", Pacini Editore, 2001 Pisa, pag 77.

La cocaina e l'amfetamina non provocano una sindrome da astinenza pericolosa per la vita... Chi fa uso di stimolanti riferisce comunque una varietà di sintomi quando ne interrompe bruscamente l'uso cronico ad alti dosaggi o quando gli effetti della sostanza svaniscono lentamente. Il craving è il maggior responsabile delle ricadute. Mantenere un soggetto lontano dalla cocaina, in assenza di una terapia, è molto arduo.

Quando dopo "periodi" di uso massiccio il tossicomane cessa l'assunzione o per debilitazione fisica o per l'impossibilità di reperire la sostanza, gli effetti euforizzanti lasciano il posto alla letargia, all'aumento dello stimolo della fame, alla disforia e al craving per più sostanze. Il tossicomane può dare inizio ad un nuovo "periodo" e ripetere il ciclo. La tolleranza si sviluppa nei confronti degli effetti euforizzanti, anoressizzanti (assenza di appetito), ipertermizzanti (aumento della temperatura) e cardiovascolari. La tolleranza non sembra svilupparsi nei confronti degli effetti psicotomimetici, antifatica e antiipercinetici delle amfetamine.

Se la sostanza viene interrotta, i sintomi dell'astinenza includono intenso craving, depressione del tono dell'umore fino a pensieri suicidi, irritabilità, astenia, rallentamento psicomotorio, nausea, tremori, appetito vorace e disturbi del sonno. I sintomi raggiungono l'apice 48-72 ore dopo l'ultima assunzione e possono durare per parecchie settimane. Per quanto riguarda il trattamento il paziente va tenuto sotto stretta osservazione per la depressione del tono dell'umore e le conseguenti idee di suicidio. Va rassicurato che la depressione è un effetto, limitato nel tempo, dell'astinenza da stimolanti. Se la depressione persiste per parecchie settimane va considerata la possibilità di un sottostante disturbo dell'umore e può essere instaurato un trattamento con antidepressivi. Vari approcci farmacologici sono stati proposti per ridurre sia l'euforia indotta che la "fame" di sostanze.

 

 

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I trattamenti per la dipendenza da cocaina

 

Trattamenti per l'intossicazione acuta

  • Le situazioni di emergenza per intossicazione acuta da cocaina devono essere trattate in ambiente sanitario e spesso in un contesto in cui sia disponibile un servizio di rianimazione e di terapia intensiva. Le strategie farmaco-terapeutiche utilizzate sono finalizzate primariamente al controllo dell’ipertensione arteriosa e delle aritmie cardiache e alla prevenzione di possibili crisi comiziali.

Trattamenti per la dipendenza

 

La dipendenza dalla cocaina è essenzialmente una dipendenza di tipo psicologico. Interrompere l'uso della sostanza non provoca quindi una sindrome di astinenza fisica come la dipendenza da eroina. La dipendenza psicologica però non è meno grave e crea diversi disagi appunto di tipo psicologico.

La dipendenza da cocaina può essere curata considerando che essa provoca sia dei disturbi fisici che dei disturbi carattere psicologico. Per tanto è indispensabile essere la presa in carico di una equipe multiprofessionale che aiuti la persona dipendente ad affrontare tutte le problematiche derivanti dall'uso della sostanza.

 

  • Trattamenti farmacologici per la dipendenza da cocaina.

    • Al momento non esistono farmaci ad alta specificità ed efficacia per il controllo dell'abuso di cocaina. Tuttavia l'utilizzo di alcuni farmaci sono indispensabili per curare gli effetti collaterali causati da un utilizzo protratto della sostanza.  In questi casi si possono essere utili farmaci per il trattamento dei disturbi cardio-circolatori e soprattutto farmaci relativi ai disturbi di carattere depressivo.

 

  • Trattamenti di carattere psicosociale per la dipendenza da cocaina.

    Dal punto di vista psicosociale gli interventi per la cura dell’abuso della cocaina sono diversi:

    • Interventi ambulatoriali:

      • Di tipo individuale; si fa riferimento ad un tipo di psicoterapia che aiuti i soggetti a raggiungere l'astinenza.

      • Di gruppo: soprattutto quando si è raggiunta l'astinenza il gruppo può aiutare la persona dipendente a mantenere l'astinenza affrontando le problematiche che possono portare verso la ricaduta e ad affrontare le inevitabili difficoltà a cui si va incontro quando non si utilizza più la sostanza.

     

    • Interventi di tipo residenziale:

      • anche per le persone dipendenti dalla cocaina può essere utile un inserimento in una comunità che lo sostenga 24 ore su 24 nel percorso verso l'astinenza. Questo intervento è indispensabile per le persone che non riescono ad usufruire costruttivamente degli interventi di carattere ambulatoriale.

     

    • Interventi di tipo semiresidenziale:

      • si tratta per lo più di centri diurni dove durante il giorno si è impegnati in attività organizzate in modo tale da aiutare i soggetti a controllare l'uso della sostanza. Alla sera i pazienti tornano a casa. Questo tipo di intervento è possibile attuarlo quando il soggetto appartiene ad un nucleo famigliare che lo può sostenere nel suo percorso riabilitativo.

 

 

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